Congratulazioni: hai raggiunto una pagina nascosta, ti sei meritato di leggere la mia storia personale! Buona lettura.
Ho iniziato astudiare pianoforte da bambino per una predisposizione scoperta dai miei genitori, nonostante nessuno in famiglia sia mai stato musicista.
Durante il mio percorso di studi ho iniziato a fare l’accompagnatore per un coro lirico amatoriale della zona nel quale ho conosciuto un’insegnante di canto. Lei ha intravisto le mie potenzialità come accompagnatore e mi ha subito chiesto di frequentare la sua scuola privata come pianista. In seguito mi ha proposto di iniziare lo studio del canto perché mi sarebbe potuto tornare utile se avessi voluto far diventare l’accompagnatore una professione, cosa che lei mi spingeva a fare.
Inaspettatamente il canto è diventato il mio primo lavoro: nei teatri c’era penuria di uomini, specialmente di tenori, e, nonostante la mia tecnica vocale fosse ancora abbozzata i maestri di coro hanno sempre apprezzato la mia capacità di lettura e di “trascinare” la sezione.
Questa frequentazione “dal di dentro” le produzioni teatrali si è rivelata poi fondamentale nel mio percorso: quando lavoro con cantanti, sia come pianista, sia come direttore, mi viene sempre da loro riconosciuta la capacità di capire le difficoltà ma anche le potenzialità di una emissione o di una frase vocale.
Ho sempre avuto la passione per la direzione d’orchestra e di coro. Persino durante il servizio di leva, che ho svolto nella fanfara dei bersaglieri, sono stato messo come direttore di fanfara per un periodo molto lungo.
Ho frequentato un corso a Vienna che mi ha spinto a cercare quella strada, anche se con qualche anno di ritardo.
In conservatorio a Milano ho incontrato subito l’apprezzamento e l’appoggio del mio maestro, Daniele Agiman, il quale durante tutto il corso di studi mi ha sempre incoraggiato e spronato perché, pur con i limiti di non essere un ragazzino, avevo “il braccio naturalmente espressivo e istintivo”.
Ricordo nitidamente la prima prova in orchestra dopo le lezioni in classe. Avevamo da dirigere il recitativo accompagnato “Hai già vinta la causa” dalle “Nozze di Figaro” di Mozart. Poiché non mi piaceva il suono molto tenuto degli accordi iniziali che i miei compagni di corso ottenevano dall’orchestra, chiesi al mio maestro come avrei potuto farli più corti e brillanti: dovevo chiederlo a voce? C’era qualche gesto particolare per ottenere quello che volevo? La risposta fu: “vai su e fallo”.
Ovviamente non capivo quello che mi diceva, ma la ragione di quella risposta era una: lui si fidava del fatto che la mia idea musicale si traducesse in un gesto.
Quando dal podio ho sentito il suono che avevo in mente “tradotto” in suono reale dall’orchestra mi sono sentito letteralmente al settimo cielo perché in quel momento ho capito che la direzione d’orchestra poteva essere il mio mezzo espressivo privilegiato.
Queste sensazioni li ho sempre avuti anche in futuro, così come feedback positivi sia dai cantanti che dai professori d’orchestra con cui mi è capitato di lavorare: gesto chiaro che faceva capire cosa volevo, lavoro profondo sempre con atteggiamento positivo e sereno.
E’ faticoso avventurarsi ogni giorno su questa strada a 40 anni e oltre, ma la passione (a rischio di retorica) non è barattabile e questa mi ha sempre impedito di mollare.